2 aprile 2020 - La Repubblica - Rai, lo share scende e il coronavirus cancella il piano industriale. L'ad Salini nel mirino del Pd

Nelle prime serate il pubblico tv aumenta di 6 milioni, ma viale Mazzini ne cattura solo la metà di Mediaset

Di Giovanna Vitale

Era inevitabile che il lockdown imposto dal governo Conte facesse aumentare la platea degli spettatori tv.
Obbligati a stare a casa, incollarsi al piccolo schermo è diventato il passatempo preferito degli italiani.
Permanenza e ascolti hanno subìto un'impennata. Senza tuttavia che la Rai, a differenza di Mediaset, abbia
saputo approfittarne. Nel prime time, la fascia più ghiotta e redditizia, l'emittente di Stato è stata
regolarmente battuta dalla concorrenza. Registrando un preoccupante calo dello share, che per gli
avversari risulta in salita. Secondo lo studio Barometro su dati Auditel, infatti, nelle ultime due settimane a
guardare la televisione dalle 21 alle 23 sono stati 6 milioni di persone in più rispetto allo stesso periodo
dell'anno scorso, ma le tre reti generaliste del servizio pubblico sono riuscite a catturarne in proporzione la
metà del Biscione. Dal 16 marzo al primo aprile, Rai1 Rai2 e Rai3 guadagnano complessivamente 1.047.215
spettatori;

Canale5, Rete4 e Italia1 quasi il doppio: 1.957.527. Il che si traduce in un calo dello share per Viale Mazzini
(-2,78%) e in un incremento per Mediaset (+ 1,14). Numeri a cui il Nazareno guarda con ansia crescente,
sempre più preoccupato per le sorti di un'azienda che da tempo giudica mal governata. Tanto più alla luce
dello stop al piano industriale comunicato venerdì scorso in cda dall'ad Fabrizio Salini: l'emergenza
coronavirus - ha spiegato il manager - impone alla Rai uno sforzo tale da impedire di completare la
riorganizzazione interna entro la fine dell'anno. Se ne riparlerà, se va bene, a partire dal 2021, quando però
scadrà il mandato sia di Salini sia del presidente Marcello Foa. Il che autorizza a pensare che il piano
industriale sia finito su un binario morto. E infatti: "Anche stavolta la rivoluzione si farà la prossima" sorride
amaro uno dei consiglieri. Un naufragio che ha fatto indispettire il M5s, il quale puntava sulla
moltiplicazione delle poltrone (derivante dalla divisione in generi del servizio pubblico) per aumentare la
sua sfera di influenza. Il ministro Spadafora, che per i grillini segue la partita Rai, ha chiesto a Salini di
piazzare Franco Di Mare alla guida di Rai3 al posto di Silvia Calandrelli, con la scusa che lei è anche direttrice
di Rai cultura. Una mossa che Salini ha proposto al Pd, offrendogli la poltrona pesantissima del
coordinamento editoriale per Antonio Di Bella. Ma il Pd ha rifiutato lo scambio nella logica che non può
essere il M5s a scegliersi pure gli uomini e gli incarichi che spetterebbero all'altra gamba della maggioranza.
Per adesso, quindi, non si tocca nulla, dopo l'emergenza si faranno i conti. A fare indispettire il Nazareno
sono soprattutto i telegiornali, legati - sostengono gli uomini di Zingaretti - agli assetti del passato, quando
cioè il M5s governava con la Lega. Risultato? Sul Tg1 imperversa Di Maio, sul 2 Salvini e la Lega. Per non
parlare delle trasmissioni: da Uno Mattina alla Vita in diretta. Da qui l'ultima mossa di Salini: commissariare
l'informazione Rai con il direttore di Rainews Antonio Di Bella, a cui da qualche giorno è stato affidato "il
coordinamento e l'ottimizzazione del flusso informativo relativo sia ai telegiornali sia ai programmi
informativi delle reti". Sarà lui a supervisionare i notiziari di Carboni, Sangiuliano e Paterniti. Il
salvacondotto pensato da Salini per allungare la sua vita in Rai.

Fonte: Rep - La Repubblica

 

 

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